Questa è una storia che, anche se non è ancora finita, potrebbe essere utile raccontare nelle scuole, o in tutti i luoghi nei quali qualcuno chiede: ma in fondo, ‘sti open data, a che servono? E che fanno gli hackers, oltre ad essere “bravi ad entrare nei sistemi”, come molti giornalisti ritengono?
Lo schema è molto semplice: esiste un problema.
In forza della Legge 31 marzo 2010, n. 50, oggi recepita dal cd. Codice Antimafia, è stata istituita una Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC), il cui “scopo principale è quello di provvedere all’amministrazione e alla destinazione dei beni sequestrati e confiscati alle mafie, a seguito di confisca definitiva”.
Una associazione di volontariato, un centro di assistenza ai bambini, agli anziani, ai disabili, ma anche un ragazzo che vuol aprire un bar o una pizzeria, potrebbero essere interessati ad accedere alle informazioni sui beni confiscati, perché vengono assegnati con procedure semplificate e soprattutto perché mettere una attività sociale o una attività economica “pulita” dentro la ex casa di un boss testimonia più di mille convegni e parole il valore del riappropriarsi dei cittadini del posto nel quale vivono, prima occupato da mafie di ogni latitudine.
Qual è il problema? Il problema è che l’elenco dei beni è sì pubblicato sul sito ANBSC, ma non in formato aperto, ed è piuttosto povero di informazioni. I beni ad esempio sono classificati secondo codifiche statistiche, che – in assenza di informazioni ulteriori (metratura, ubicazione, servizi collegati, stato dell’immobile, eventuali carichi pendenti) – non consente di capire qual è il valore potenziale che quel bene potrebbe avere se assegnato e riutilizzato, rendendone poco appetibile la richiesta da parte della società civile. E ciascun bene confiscato ma non riassegnato imprigiona in sé energia potenziale, che dovrebbe invece essere liberata sul territorio.
E così, il 29 Marzo 2014, durante il raduno nazionale di Spaghetti Open Data, il gruppo autocostituito di cittadini italiani interessati al rilascio di dati pubblici in formato aperto, si decide di dare vita all’hackaton “Gli OpenData per liberare l’Energia Potenziale dei beni confiscati alle mafie”.
E’ un lavoro lungo e complesso, che non si esaurisce in quel solo giorno, e che vede la partecipazione di oltre 15 persone con le competenze più varie. Si ricavano, con un lungo lavoro di scraping, i dati dal sito ANBSC, annidati in centinaia di pagine web, e le si rendono leggibili e sopratutto analizzabili, interrogabili e visualizzabili nell’insieme; si lavora sulla loro resa grafica, che li renda utilizzabili in modo intuitivo; si lavora su complicate formule che consentano di pesare il singolo bene assegnandogli un punteggio. La sua energia potenziale, appunto.
I lavori sono ancora in corso. E’ ancora in costruzione, ad esempio, un datamodel per un sito che contenga molti più dettagli sul singolo bene confiscato. Si sta ancora lavorando per affinare il calcolo dell’energia potenziale: sono stati utilizzati i dati censimento ISTAT 2011 per il settore non-profit, e per metterci dentro anche il valore economico dei beni si stanno utilizzando dati sulla territorialità del livello delle quotazioni immobiliari.
Il risultato però è un esempio di come potrebbe essere un sito open data dell’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati e Sequestrati alle Mafie. Il nome geniale assegnato al prodotto (quasi) finito è “Confiscati Bene”, e ci trovate anche le belle facce di chi ci ha lavorato, a costo zero, spendendoci solo del tempo e molta energia mentale.
Un prodotto che 40 giorni fa non c’era e ora c’è, solo perché un gruppo di cittadini ha sentito la necessità di affrontare un problema, che l’amministrazione pubblica avrebbe probabilmente fatto fatica a risolvere – e chissà in che tempi – e si è adoperata per farlo senza chiedere il permesso. Un prodotto che ora viene offerto come un dono da quel gruppo di cittadini alla ANBSC, perché venga adottato e migliorato. Un segno di apprezzamento di Spaghetti Open Data per il compito prezioso svolto dall’ANBSC, e dalle tante imprese e associazioni che lavorano sui beni confiscati in tutta Italia.