• Firenze prima wiki-città – Open Data come approccio multicanale

    Il 29 febbraio 2012 sarà una data da ricordare: Riccardo ha già raccontato in breve cosa sia successo. il lancio dell’associazione Wikitalia ed il lancio della fase matura della prima wiki-città da noi sostenuta, quella di Firenze.
    Descrivere quello che sta accadendo con il comune fiorentino è difficile in poche righe: ne avevo già scritto qualche mese fa. Quello che prima era solo un incipit ora è diventato esplicito: il processo in atto va molto al di là del mero fare Open Data.
    Perchè è il rapporto vero e multicanale con la propria cittadinanza la reale finalità.
    Qualcuno descriveva questo processo con le parole “Democrazia aumentata“, alla fine di un post.
    Niente di più adatto, direi.
    Ad esempio, la volontà di pubblicare un dataset nuovo al giorno ed il supporto alla conversazione continua tramite l’hashtag #opendatafirenze per ascoltare il feedback della Rete sui dati, sono fatti che dicono molto della reale consapevolezza dei funzionari comunali.
    In quel di Firenze stanno facendo quel salto culturale che è così difficile da abilitare: stanno rendendo il dato oggetto di conversazione con il cittadino comune, qualunque esso sia. Il tecnico sviluppatore informatico, o lo studente di materie scientifiche, o quello che desidera un grafico per capire i dati davvero a cosa possano servire. Oppure il giornalista che inizia a rendersi conto che deve mettere in dubbio le cose in base ai dati, e non solo alle dichiarazioni del politico di turno.
    Una cosa che comunque oggi è solo potenziata, è sempre stato possibile farla, ma con maggior fatica.

    Qualche giorno prima del 29 febbraio ho posto alcune domande al Comune di Firenze: alcune risposte le condivido in questo post, giusto per iniziare a farvi conoscere i retroscena.

    Domanda: Quali sono state le reazioni dei cittadini nei confronti
    dell’apertura dei dati?

    Sebbene le prime pubblicazioni di dataset fossero destinate a tecnici di settore, le prime osservazioni sono arrivate da persone più attente alle novità, per cui sono state date ai richiedenti tutte le informazioni del caso cercando di chiarire che “open data” nativamente non significa “servizi direttamente fruibili da parte dei cittadini” ma rappresenta un passaggio propedeutico alla realizzazione di tali servizi. Comunque abbiamo già cominciato ad esporre, sia per i dati geo-spaziali che per quelli alfanumerici, servizi elementari di geolocalizzazione di tematismi su cartografia Google Earth e reportistica grafica.
    Una parte consistente delle segnalazioni ricevute dai cittadini (vicina al 50%), comunque, non riguardava domande tecniche o di merito sui formati esposti, bensì segnalazioni sull’oggetto del dataset (es. su piste ciclabili non fruibili o interrotte, etc).

    Domanda: Quali sono i maggiori ostacoli incontrati in questi primi mesi di
    open data comunali?

    Il Comune di Firenze, con il proprio sistema di aggregazione e bonifica di banche dati denominato Risorsa Dati Federata, stava già lavorando alla esposizione di cataloghi di dati e servizi sia alfanumerici che GIS secondo gli standard previsti. Si è trattato di adattare gli output di metadatazione a quelli previsti per il mondo degli Open Data. In un secondo momento, la difficoltà che stiamo avendo adesso riguarda la parte semantica dei dati esposti, la creazione di dizionari, etc. Questo lavoro richiede sia skills tecnologici specialistici e innovativi rispetto alle competenze istituzionali dei Sistemi Informativi (es. esperti di ontologie, RDF, etc), sia una conoscenza specifica del dominio del dataset.

    Domanda: Quali dati sono stati scaricati maggiormente?
    In ordine di download da quando abbiamo aperto il sito: percorsi ciclabili, sinistri rilevati per via, dipendenti divisi per direzioni, dataset vari di cultura e turismo (musei, informazioni turistiche, box office, etc), biblioteche, colonie feline, iscritti scuole per ciclo, percorsi di jogging, opere pubbliche.

    Domanda: Quali sono stati i dati richiesti ma non ancora pubblicati?
    Ci sono state richieste profondità temporali o spaziali più estese per alcuni dataset, ci sono stati richiesti formati di esposizione soprattutto JSON per dataset utili al turismo.

    Domanda: Siete stati contattati da persone che hanno utilizzato questi dati
    per creare qualcosa? Se sì, cosa è stato realizzato?

    Ci sono stati contatti da parte da cittadini (poi rivelatisi essere studenti di ingegneria) che stavano usando i nostri dataset per sviluppare una app per il turismo. Inoltre altri studenti stanno utilizzando i nostri dati per sviluppare una app per il biking a Firenze.

    Domanda: Il pubblico ha compreso quello che state facendo?
    La sensazione è che anche le persone meno provviste di competenze sull’IT abbiano capito le intenzioni, le abbiano apprezzate e compreso i complessi processi che hanno portato al risultato. Più apprezzamento pensiamo di ottenere pubblicando formati immediatamente comprensibili dalla maggioranza degli interessati. Stiamo già iniziando a pubblicare sempre più formati “grafici” comprensibili a tutti sui singoli datasets.

    Domanda: La cittadinanza vi potrebbe aiutare nel processo di apertura che
    state facendo?

    L’apporto della cittadinanza è indispensabile per la verifica e l’aggiornamento dei dati pubblicati tramite il sistema di segnalazioni, eventualmente migliorabile, predisposto. Appunto per facilitare questo processo usciremo nei prossimi giorni con una sezione del sito molto più spinta sulla parte visuale dei dati esposti.

    Domanda: I dati pubblici sono una risorsa che sta diventando un bene comune
    digitale, un common: pensate che la cittadinanza abbia bisogno di
    formazione sul tema? Avete proposte in merito?

    Innanzitutto non possiamo assumere che un cittadino con skill non tecnici comprenda dati esposti in formato CSV o RDF. E’ opportuno separare visivamente, e comunicarlo di conseguenza, la componente degli open data che è destinata agli sviluppatori di apps, quella destinata ad esperti di dati geografici, ed infine quella comprensibile ai cittadini. E fornire strumenti semplici di socializzazione con i comuni social networks. E’ proprio ciò che stiamo perseguendo con la seconda rivisitazione del sito sugli open data che sarà pubblicato in questi giorni.

    Domanda: I dati stanno diventando un tema caldo anche per il giornalismo, con
    il settore in crescita definito data journalism: i giornalisti hanno
    usato gli open data? Vi aspettavate un loro ruolo in questo contesto?

    Siamo stati contattati in occasione di uscite su stampa di articoli legati ai nostri open data. L’obiezione principale che ci è stata mossa è legata al fatto che i giornalisti non avevano (a ragione) la sensibilità tecnica per distinguere le possibili diverse finalità degli open data, per cui si aspettavano di vedere interamente una parte comprensibile a tutti i cittadini. Vedendo invece files in formato shape o CSV si sono sentiti delusi, e sulla scorta di questo utile riscontro abbiamo pensato di evidenziare la componente visuale degli open data nel nuovo sito in uscita a fine Febbraio (anche seguendo la scorta del sito dei datastore della città di New York, che ha una sezione ad-hoc intitolata “Visualize NYC”). Si potrebbero pensare anche a iniziative di giornalismo orientate agli studenti di scuole medie inferiori o superiori, che potrebbero usare gli open data del Comune per svilupparci ad esempio articoli su vari tematismi. Alcuni genitori ci hanno segnalato attività simili che potrebbero essere sviluppate nei prossimi mesi.

    Domanda: Cosa significa per una PA essere pronti per aprire i dati? Cosa sta
    implicando questo nel vostro lavoro quotidiano?

    Significa aprirsi anche alle critiche, alle obiezioni costruttive, ma soprattutto organizzarsi per gestire un nuovo canale di comunicazione e un nuovo fronte di attività ad alto contenuto tecnologico e specialistico. E’ curioso come stia cambiando il lavoro degli addetti all’IT nella Pubblica Amministrazione. Se i primi “clienti” diretti erano storicamente le Direzioni dell’Ente, si è passati poi con la prima fase dell’e-government ad avere come ulteriori clienti anche i cittadini, che facevano le pratiche online, ed infine si hanno oggi degli sviluppatori di apps, che operano sui dati esposti, e anche degli analisti di dataset, che elaborano e studiano ciò che pubblichiamo.

    Il lavoro che ne deriva è anche quello della gestione quasi quotidiana dei dataset: migliorare ed aggiornare quelli già pubblicati, cercarne altri di possibile interesse, elaborarli per produrre i diversi formati nei quali esporli ed infine pubblicarli. Mentre prima la bonifica dei dati era un compito sentito spesso come un onere, da parte di alcuni uffici tematici, o comunque un’attività senza risvolti concreti immediati, con la pubblicazione dei dati in formati aperti si potenzia quell’effetto benefico che già l’e-government di prima fase – con i servizi transazionali – aveva avviato, per cui si stimolano gli uffici a dedicare sempre più attenzione alla bontà e correttezza dei dati che producono.

  • Ripartiamo dal giorno che non c’è

    E quindi partiamo, finalmente. Abbiamo scelto un giorno che non c’è, il 29 febbraio, per contribuire a costruire un’Italia che non c’è ancora: trasparente, creativa, collaborativa. Partiamo da Firenze, perché qui nei mesi scorsi abbiamo trovato le condizioni ideali per mettere alla prova gli strumenti che wikitalia propone per migliorare la qualità della azione amministrativa. Si chiamano Open Gov: non li abbiamo inventati noi, anzi, nel mondo molti paesi li stanno sperimentando con successo. Noi ci limitiamo a copiarli bene, adattandoli al contesto.

    Le “condizioni ideali” vuol dire la disponibilità da parte di una amministrazione a mettersi in gioco, anzi a mettersi davvero al servizio dei cittadini, senza veli e senza inganni, sapendo che quando si attiva una conversazione in rete arrivano anche le critiche; sapendo che la trasparenza assoluta può essere fonte di recriminazioni; e che la partecipazione di tanti può essere faticosa se si vuole decidere in fretta. Ma sapendo soprattutto che è questa l’unica strada non soltanto per avere decisioni migliori, più efficienti e giuste, ma anche per ridare un significato alla Politica con la P maiuscola, al tempo del web e delle apps.

    Partiamo da Firenze, ma sappiamo di dovere delle risposte a tanti altri: nei mesi scorsi ci sono arrivate altre richieste di attivazione da parte di decine di comuni, e ci sono arrivate tantissime offerte di partecipazione da parte di chi vorrebbe soltanto darci una mano. Ci dispiace avervi fatto attendere. Stavamo nascendo, trasformando una idea, anzi un desiderio, in un progetto.

    Ecco, ora ci siamo. Ci siamo costituiti in associazione, abbiamo un gruppo di dirigenti motivati a donare una parte del loro tempo per una buona causa, e abbiamo anche qualche importante sostenitore. Ci siamo. Contribuire a cambiare questo paese può sembrare una impresa disperata, ma, come dimostrano anche i fatti di questi mesi, lo è soltanto se non ci proviamo veramente. Trasparenza, innovazione, partecipazione non sono mai state tanto popolari nell’agenda di chi ci governa.

    Questo è il momento, questo è l’anno giusto per iniziare a cambiare l’Italia.

     Riccardo Luna (@riccardowired)

     

     

  • Firenze e l’adesione agli Open Data come processo

    Partecipare a Wikitalia per favorire il processo di apertura dei dati della Pubblica Amministrazione sta rappresentando uno dei percorsi in beta più stimolanti in cui mi sia mai ritrovato catapultato.

    Dopo aver vissuto la giornata del 18 ottobre in maniera frizzante, in cui finalmente è stato lanciato il sito governativo ufficiale sugli Open Data, dati.gov.it, ed il governo italiano ha adottato una strategia sull’Open Government che sfrutti gli Open Data espressamente, è importante raccontare un po’ di retroscena sul lavoro fatto a Firenze, assieme a Riccardo Luna ed ai ragazzi dietro a Decoro Urbano.

    Perchè rientra in quello che anche Stefano Epifani ha definito giustamente “un risultato importante, quello di oggi, che non va considerato certo come un punto d’arrivo, quanto piuttosto un momento dal quale partire per supportare assieme il difficile processo di cambiamento della PA“. E soprattutto, ancora una volta, è frutto di sforzi provenienti da molti stimoli diversi.
    Infatti la nascita di Wikitalia si è intrecciata con l’evoluzione del movimento italiano degli Open Data, perchè i dati sono il nocciolo duro della questione: i servizi e le applicazioni di cui poi tanto si parla, e che potranno confluire in questa piattaforma, hanno bisogno vitale anche di questi dati per acquisire il loro pieno significato.
    Io sono arrivato a Wikitalia attraverso l’organizzazione del contest Apps4Italy e la passione per tutti questi temi, perchè da quando l’iniziativa è stata lanciata a maggio, l’intento di stimolare tutta la PA ad aderire alla pratica degli Open Data è sempre stato il nostro punto di partenza. Per cui fare squadra sulla richiesta dei dati aperti, ci è sembrata la naturale evoluzione del nostro fare, del nostro essere parte di quel we-gov, che Riccardo Luna ha nominato qualche settimana fa.

    Attraverso Wikitalia infatti si potrà dare maggior peso allo sforzo che ora ha ufficializzato anche il Ministero: quello di far comprendere il processo del dato e della sua apertura all’intera Pubblica Amministrazione, abilitandolo profondamente all’interno non solo come esigenza temporanea o magari come una moda, ma come nuova metodologia della gestione dei dati a tutto tondo. Dati che sono nostri, e che sono stati già pagati da tutti noi, tra l’altro. Un processo culturale che ha bisogno di tutto l’aiuto possibile per poter essere attivato, e supportato nel tempo.
    Per questo Firenze e Torino e tutti gli altri comuni in arrivo sono elementi importanti di un disegno assai più grande, che alimenta l’evoluzione del processo in corso, sia per il popolamento del portale dati.gov.it, sia per la maggior disponibilità di dati per il contest Appsforitaly a vantaggio di tutti noi.

    A Firenze questa sinergia di intenti tra movimenti e processi storici, ha trovato un terreno particolarmente fertile: la prima volta che ho incontrato lo staff del sindaco Matteo Renzi, pensavo fosse più difficile parlare di Open Data e dei tecnicismi dietro a questa pratica. Merito probabilmente anche del lavoro di accerchiamento morbido che ha fatto prima e dopo quell’incontro Riccardo Luna, ma un fatto rimane da evidenziare: lo staff di Matteo Renzi ha sposato appieno la filosofia di interpretare il proprio ruolo istituzionale in una maniera nuova, partecipata ed affine al tema di apertura dei dati.
    Parlare di licenze di riuso sui dati, di partecipazione del cittadino e di trasparenza non è semplice per una qualsiasi delle PA del nostro Paese, ed in realtà nemmeno per le imprese italiane in generale. Ma ho trovato persone preparate, già vicine a questi temi da tempo, e volenterose di aderire all’apertura dei dati in formato Open Data, a tutto vantaggio della propria cittadinanza. Avevano solo bisogno di un cappello e di una facilitazione per capire il quadro più ampio, ma nulla di più.
    La conoscenza pregressa delle licenze Creative Commons da parte della Rete Civica cittadina è solo uno dei tasselli che hanno reso molto più semplice il compito che ci siamo prefissati. Grazie poi alla lungimiranza del Direttore Giovanni Menduini, che ha iniziato già da diversi anni un processo interno orientato ad una gestione dei dati integrata ed evoluta, pensare ai dati aperti è risultato un passaggio evolutivo naturale.
    I primi datasets disponibili nella sezione Open Data del comune fiorentino parlano da soli, in effetti.

    Ma non è stata solo un’adesione agli Open Data come pratica aggiuntiva al consueto lavoro quotidiano: la passione che tutto lo staff ha dimostrato per questi temi ha permesso il delinearsi di un processo interno volto a gestire a monte tutta la filiera del dato pensato per essere Open Data. Fin dalle prime discussioni è emersa l’importanza di integrazione della pubblicazione del dato aperto nel normale flusso di lavoro del Comune, e nella sua gestione nel tempo. Questo processo non è da dare per scontato, soprattutto nella fase iniziale di avvicinamento al contesto operativo. Ed è la chiave di volta che è tanto difficile innescare.

    Questa consapevolezza è importante perchè abilita il percorso di miglioramento sui dati a ciclo continuo: perchè il Web è un mezzo che continua ad evolvere, e per sfruttarne il massimo potenziale serve vederlo sempre come un percorso, mai come un semplice punto di arrivo.
    Gli Open Data sono uno step importante nel processo di utilizzo del Web per nuove modalità di partecipazione alla cosa pubblica, ma non sono il traguardo.

    Con questa adesione agli Open Data, Firenze è uno dei primi comuni italiani ad aver rilasciato i dati espressamente per il contest Apps4Italy, pensato per stimolare la creatività collettiva, e magari un po’ di sana innovazione dirompente, chi lo sa?
    We-gov: noi siamo l’Italia, e noi possiamo ripensarne la gestione. Rimbocchiamoci le maniche, tutti assieme, ora abbiamo dati, ed abbiamo modi per metterci alla prova sia come cittadini, che come Pubblica Amministrazione.
    E’ una strada che ora tutti possono imboccare, verso l’evoluzione prossima ventura dei dati in versione Linked, e di servizi che Wikitalia potrà supportare in maniere nuove e tutte da perfezionare, in piena modalità wiki, tutti assieme. Perchè il valore dell’insieme è sempre maggiore della mera somma delle parti: se questo vale per le nostre volontà come persone, vale anche per i dati, che se collegati tra loro, ( per questo parlavo di dati linked ) porteranno nuovi servizi e nuovi modi di concepire le applicazioni.
    L’importante è aver aperto la strada, e aver posto le basi per tutto questo potenziale, sul quale si potrà costruire tutti assieme, un mattone alla volta.

    Matteo Brunati
    Open Web addicted