Partecipare a Wikitalia per favorire il processo di apertura dei dati della Pubblica Amministrazione sta rappresentando uno dei percorsi in beta più stimolanti in cui mi sia mai ritrovato catapultato.

Dopo aver vissuto la giornata del 18 ottobre in maniera frizzante, in cui finalmente è stato lanciato il sito governativo ufficiale sugli Open Data, dati.gov.it, ed il governo italiano ha adottato una strategia sull’Open Government che sfrutti gli Open Data espressamente, è importante raccontare un po’ di retroscena sul lavoro fatto a Firenze, assieme a Riccardo Luna ed ai ragazzi dietro a Decoro Urbano.

Perchè rientra in quello che anche Stefano Epifani ha definito giustamente “un risultato importante, quello di oggi, che non va considerato certo come un punto d’arrivo, quanto piuttosto un momento dal quale partire per supportare assieme il difficile processo di cambiamento della PA“. E soprattutto, ancora una volta, è frutto di sforzi provenienti da molti stimoli diversi.
Infatti la nascita di Wikitalia si è intrecciata con l’evoluzione del movimento italiano degli Open Data, perchè i dati sono il nocciolo duro della questione: i servizi e le applicazioni di cui poi tanto si parla, e che potranno confluire in questa piattaforma, hanno bisogno vitale anche di questi dati per acquisire il loro pieno significato.
Io sono arrivato a Wikitalia attraverso l’organizzazione del contest Apps4Italy e la passione per tutti questi temi, perchè da quando l’iniziativa è stata lanciata a maggio, l’intento di stimolare tutta la PA ad aderire alla pratica degli Open Data è sempre stato il nostro punto di partenza. Per cui fare squadra sulla richiesta dei dati aperti, ci è sembrata la naturale evoluzione del nostro fare, del nostro essere parte di quel we-gov, che Riccardo Luna ha nominato qualche settimana fa.

Attraverso Wikitalia infatti si potrà dare maggior peso allo sforzo che ora ha ufficializzato anche il Ministero: quello di far comprendere il processo del dato e della sua apertura all’intera Pubblica Amministrazione, abilitandolo profondamente all’interno non solo come esigenza temporanea o magari come una moda, ma come nuova metodologia della gestione dei dati a tutto tondo. Dati che sono nostri, e che sono stati già pagati da tutti noi, tra l’altro. Un processo culturale che ha bisogno di tutto l’aiuto possibile per poter essere attivato, e supportato nel tempo.
Per questo Firenze e Torino e tutti gli altri comuni in arrivo sono elementi importanti di un disegno assai più grande, che alimenta l’evoluzione del processo in corso, sia per il popolamento del portale dati.gov.it, sia per la maggior disponibilità di dati per il contest Appsforitaly a vantaggio di tutti noi.

A Firenze questa sinergia di intenti tra movimenti e processi storici, ha trovato un terreno particolarmente fertile: la prima volta che ho incontrato lo staff del sindaco Matteo Renzi, pensavo fosse più difficile parlare di Open Data e dei tecnicismi dietro a questa pratica. Merito probabilmente anche del lavoro di accerchiamento morbido che ha fatto prima e dopo quell’incontro Riccardo Luna, ma un fatto rimane da evidenziare: lo staff di Matteo Renzi ha sposato appieno la filosofia di interpretare il proprio ruolo istituzionale in una maniera nuova, partecipata ed affine al tema di apertura dei dati.
Parlare di licenze di riuso sui dati, di partecipazione del cittadino e di trasparenza non è semplice per una qualsiasi delle PA del nostro Paese, ed in realtà nemmeno per le imprese italiane in generale. Ma ho trovato persone preparate, già vicine a questi temi da tempo, e volenterose di aderire all’apertura dei dati in formato Open Data, a tutto vantaggio della propria cittadinanza. Avevano solo bisogno di un cappello e di una facilitazione per capire il quadro più ampio, ma nulla di più.
La conoscenza pregressa delle licenze Creative Commons da parte della Rete Civica cittadina è solo uno dei tasselli che hanno reso molto più semplice il compito che ci siamo prefissati. Grazie poi alla lungimiranza del Direttore Giovanni Menduini, che ha iniziato già da diversi anni un processo interno orientato ad una gestione dei dati integrata ed evoluta, pensare ai dati aperti è risultato un passaggio evolutivo naturale.
I primi datasets disponibili nella sezione Open Data del comune fiorentino parlano da soli, in effetti.

Ma non è stata solo un’adesione agli Open Data come pratica aggiuntiva al consueto lavoro quotidiano: la passione che tutto lo staff ha dimostrato per questi temi ha permesso il delinearsi di un processo interno volto a gestire a monte tutta la filiera del dato pensato per essere Open Data. Fin dalle prime discussioni è emersa l’importanza di integrazione della pubblicazione del dato aperto nel normale flusso di lavoro del Comune, e nella sua gestione nel tempo. Questo processo non è da dare per scontato, soprattutto nella fase iniziale di avvicinamento al contesto operativo. Ed è la chiave di volta che è tanto difficile innescare.

Questa consapevolezza è importante perchè abilita il percorso di miglioramento sui dati a ciclo continuo: perchè il Web è un mezzo che continua ad evolvere, e per sfruttarne il massimo potenziale serve vederlo sempre come un percorso, mai come un semplice punto di arrivo.
Gli Open Data sono uno step importante nel processo di utilizzo del Web per nuove modalità di partecipazione alla cosa pubblica, ma non sono il traguardo.

Con questa adesione agli Open Data, Firenze è uno dei primi comuni italiani ad aver rilasciato i dati espressamente per il contest Apps4Italy, pensato per stimolare la creatività collettiva, e magari un po’ di sana innovazione dirompente, chi lo sa?
We-gov: noi siamo l’Italia, e noi possiamo ripensarne la gestione. Rimbocchiamoci le maniche, tutti assieme, ora abbiamo dati, ed abbiamo modi per metterci alla prova sia come cittadini, che come Pubblica Amministrazione.
E’ una strada che ora tutti possono imboccare, verso l’evoluzione prossima ventura dei dati in versione Linked, e di servizi che Wikitalia potrà supportare in maniere nuove e tutte da perfezionare, in piena modalità wiki, tutti assieme. Perchè il valore dell’insieme è sempre maggiore della mera somma delle parti: se questo vale per le nostre volontà come persone, vale anche per i dati, che se collegati tra loro, ( per questo parlavo di dati linked ) porteranno nuovi servizi e nuovi modi di concepire le applicazioni.
L’importante è aver aperto la strada, e aver posto le basi per tutto questo potenziale, sul quale si potrà costruire tutti assieme, un mattone alla volta.

Matteo Brunati
Open Web addicted