• Come conversa la tua community? Scoprilo con EdgeSense

    Fa caldo. Sedetevi, prendete una bibita fresca e cliccate QUI
    Bello, vero?

    Però non è un semplice gioco ottico.

    La girandola di colori punti e linee si chiama EdgeSense, ed è un modulo Drupal che aggiunge ai forum e siti che raggruppano comunità la possibilità di analizzare le relazioni sociali che si sviluppano fra componenti della community. L’obiettivo è favorire i processi di intelligenza collettiva, spingendo a livelli più profondi l’analisi di rete delle conversazioni on-line. In sostanza, il tentativo è quello di contribuire alla costruzione di un formato per la democrazia partecipativa che, essendo graficamente rappresentato, possa essere compreso e possa funzionare su scala globale. Questa rete in particolare (tutto l’insieme del disegno) rappresenta le conversazioni che si sono svolte nella comunità on line a sostegno della candidatura di Matera a capitale europea della cultura per il 2019, negli ultimi 12 mesi. I nodi rappresentano gli utenti; le linee rappresentano commenti.

    Perchè, parafrasando Tolstoi, “tutte le comunità già coese si somigliano, ma ogni comunità in formazione si relaziona a modo suo”. Come funziona EdgeSense, o meglio, cosa possiamo leggerci dentro?

    • Se due nodi hanno lo stesso colore, vuol dire che sono parte della stessa sottocomunità. Una sottocomunità rappresenta l’insieme di nodi che sono più strettamente collegati tra loro di  quanto non lo siano con il resto della rete. Le linee prendono il colore del loro nodo di origine; i nodi che rappresentano gli amministratori della community sono di colore grigio, ma le linee che partono da essi mantengono il colore delle comunità secondarie cui gli amministratori sono assegnati.
    • Numero di nodi. Equivalente al numero di utenti che hanno scritto o ricevuto almeno un commento nella community. Essa non coincide con il numero di “utenti attivi”, come le intende Drupal; nella maggior parte delle comunità il numero di nodi è notevolmente inferiore rispetto al numero di utenti attivi. La community Matera 2019 ha oltre 400 utenti attivi, ma solo 102 nodi.
    • Numero di linee. Equivalente al numero di relazioni stabilite tra utenti della comunità. Essa non coincide con il numero di commenti. Se l’utente X commenta 4 volte i contenuti dell’utente Y, il database registra 4 commenti, mentre EdgeSense li aggrega in un unico rapporto di peso 4. Nella community Matera 2019 abbiamo 2.151 commenti aggregati in 294 relazioni.
    • Grado medio. E’ la media sulla somma totale di tutte le relazioni (generate sia da commenti in entrata che in uscita) attraverso tutti i nodi. Si può interpretare come il numero di interazioni che l’utente medio ha avuto nella comunità nel periodo considerato. Più alto è questo numero, più vivace è il rapporto fra la comunità e l’utente medio.
    • Modularità. Misura la distanza tra la rete presa in esame e una rete casuale con la stessa distribuzione di grado, su una scala 0-1. Un valore prossimo a 0 significa che ci sono sottocomunità chiaramente definite (o gruppi di conversazione) nella rete. Valori elevati di modularità (diciamo over 0.3) potrebbe indicare l’emergere di specializzazioni, o “coalizzazioni”. I moderatori, si noti, hanno spesso l’effetto di abbassare il tasso di modularità, poiché parlano a molte persone e quindi tendono ad unificare le conversazioni.

    Con EdgeSense, che può essere utilizzato per analizzare qualunque  conversazione on line nell’ambito di un gruppo, è possibile anche interagire, allo scopo di approfondire l’analisi.

    • Si può ad esempio utilizzare il cursore in alto per “viaggiare nel tempo”. Le metriche vengono ricalcolate e si riferiscono al periodo di tempo selezionato. Nodi e bordi appaiono e scompaiono a seconda della loro data di creazione. Il layout di rete e la codifica a colori, però, non vengono ricalcolati e si riferiscono alla rete alla fine del periodo. Questo consente di preservare l’identità visiva di nodi e archi e di seguire la crescita della rete nel tempo.
    • Si possono rimuovere i moderatori della comunità dalla rete, con un semplice clic.. In questo modo si visualizza il contributo alla conversazione del team di moderatori; tutte le statistiche di rete si aggiornano in base a questa scelta. Nella linea temporale “Share of community generated content” sono indicate proprio le quote di post e commenti scritti da non-moderatori. Più il valore è vicino a 1, meno la conversazione dipende dai moderatori.
    • E’ possibile fare uno zoom per esplorare più in dettaglio diverse aree della rete, ed è possibile filtrare comunità secondarie. Questo è utile per capire come diverse comunità secondarie interagiscono tra loro, o per esplorare la crescita nel tempo delle comunità secondarie.

    EdgeSense è stato sviluppato da WikItalia nel contesto del progetto CATALYST sull’intelligenza collettiva. E’ un progetto coordinato da Alberto Cottica, e sviluppato da Luca Mearelli e Piero Paolicelli. E infine, è un progetto rilasciato in Creative Commons, dunque chiunque è il benvenuto se ha voglia di contribuire a migliorarlo.

     

  • Asimov che predisse Internet

    Il 15 Maggio scorso è comparso su CheFuturo!  questo godibilissimo post di Patrizia Caraveo, che raccontava di tutte le intuizione della fantascienza letteraria che erano divenute realtà in questo secolo e nel precedente. Un articolo documentatissimo e completo: mi sono perciò stupita nel verificare che mancava la descrizione di quella che a me pare un’altra strabiliante intuizione letteraria: Multivac di Isaac Asimov.

    Citato in 17 dei Racconti di Asimov, di cui almeno 5 lo vedono protagonista, Multivac è una entità che non viene mai descritta dettagliatamente.
    La più grande industria del mondo gravita su Multivac, il gigantesco computer che in cinquant’anni è cresciuto così tanto che le sue varie ramificazioni hanno invaso tutta Washington compresi i sobborghi per poi dirigere le proprie estensioni fino a toccare ogni metropoli e tutte le cittadine del mondo (…) cosa più importante di tutte, fungeva da riserva infinita che raccoglieva tutti i fatti noti riguardanti qualunque individuo” (Tutti i problemi del mondo, 1958)

    Non vi ricorda nulla?

    Avevano se non altro una vaga nozione del piano generale di relais e circuiti che da tempo aveva superato il limite oltre il quale una singola mente umana non poteva assolutamente conservare una chiara visione d’insieme. Multivac si autoregolava ed autocorreggeva” (L’ultima domanda, 1956)
    …Multivac formula automaticamente in quantità e operazioni. I meccanismi indispensabili per convertire le parole in simboli costituiscono gran parte della massa di Multivac” (Il barzellettiere, 1956)
    Multivac non aveva una sede precisa ormai da molto tempo. Era una presenza globale formato da un intreccio di cavi, fibre ottiche, e microonde. Possedeva un cervello suddiviso in centinaia di sussidiari ma che funzionava come una entità unica. Aveva sbocchi ovunque e nessuno di questi si trovava a distanza eccessiva da ciascuno dei 5 milioni di esseri umani” (La vita e i tempi di Multivac, 1975)

    Un supercomputer grande quanto tutta la Terra (e, in alcuni racconti, addirittura cosmico e poi universale), nel quale sono gli uomini ad inserire informazioni che poi vengono elaborate, che ha in qualunque punto della Terra un terminale a cui possono porsi domande, alle quali quasi sempre verrà data una risposta?

    Ma è la rete Internet, pensata almeno 20 anni prima che si cominciassero a fare esperimenti in tal senso. La fantasia di Asimov non arrivò ad intuire le connessioni immateriali e wireless, per cui Multivac resta sempre “un supercomputer”; inoltre, a partire da metà degli anni ‘70 è possibile che Asimov abbia sentito parlare di esperimenti con reti fra computer o supercomputer, e quindi la intuizione è meno miracolosa e più documentata; ma sarà interessante ricordare che si parla di Multivac anche nei racconti scritti fra il 1955 ed il 1968.
    I racconti in cui compare spesso si basano su problemi logico/deduttivi, che il personale al suo servizio deve cercare di risolvere, se vuole farlo funzionare a dovere. A volte non presenta alcuna personalità, una macchina fredda al servizio dei suoi creatori, altre invece è molto emotivo, ed esprime gli stessi desideri che potrebbe avere un qualsiasi essere umano (amore, depressione, offesa).

    Multivac (proprio come Internet) non è sempre affidabile, e restano fondamentale l’intuito umano, quando non addirittura la sorte. In un racconto l’uomo che deve prendere decisioni strategiche per  consentire alla Terra di vincere una guerra cosmica dichiara “’Ho barato. Ho lavorato d’intuito [sulle decisioni di Multivac], ho fatto dei ritocchi a caso ed è così che la macchina ha vinto la guerra. Io ho usato uno strumento di calcolo molto semplice, uno strumento al quale ho fatto ricorso ogni volta che ho dovuto prendere una decisione particolarmente difficile’. Con un leggero sorriso gettò in aria una moneta. Il disco metallico scintillò mentre roteava e ricadeva nel palmo della mano tesa di Swift. La mano la strinse, poi si posò con un colpo secco sul dorso della sinistra. La destra rimase ferma, nascondendo la moneta.
    ‘Testa o croce, signori?’
    ” (La macchina che vinse la guerra, 1961).

    Multivac (come, talvolta, può rischiare di fare Internet) minaccia la libertà individuale, rendendo la Terra una sorta di prigione dorata nella quale l’uomo non è più protagonista del suo destino. Ma è sempre possibile per eroi (incompresi) mettere un freno a tutto ciò, costringendo Multivac ad impegnarsi su calcoli ed elaborazioni lunghe e complesse, e nel frattempo sabotandolo … staccando un cavo, che lo fa andare a massa (La vita e i tempi di Multivac, 1975)

    Multivac è talvolta così umano da avere bisogno di gentilezza. In un racconto singolarmente ironico, l’impianto si blocca ed i tecnici indagano a lungo prima di capire che, dopo ogni domanda che gli viene posta, Multivac richiede che gli si dica “per favore”, e solo così riparte (Parola chiave, 1968). Ok, questo Internet non lo fa, però al garbo di Siri e alla gentile voce femminile che ci indica dove andare nei navigatori talvolta saremmo tentati di dire “per favore” e “grazie”.

    Ed infine, in un mondo nel quale le stelle si stanno spegnendo una ad una, a partire dal 2061 e per miliardi di anni a venire prima gli uomini, poi le entità spirituali cosmiche che hanno preso il posto degli umani chiedono a Multivac, ormai diventato AC, presenza universale del tutto immateriale dell’iperspazio, di rispondere ad una sola domanda: come si può invertire l’entropia dell’Universo? Per molti miliardi di anni Multivac risponde che ‘non ci sono dati sufficienti per una risposta significativa’. E quando la trova, non c’è più nessuno a cui darla. E allora “La coscienza di AC abbracciò tutto quello che un tempo era stato un Universo e meditò sopra quello che adesso era Caos. Un passo alla volta, così bisognava procedere. LA LUCE SIA! disse AC. E la luce fu.” (L’ultima domanda, 1956)

    Asimov non si preoccupa di dare sequenza cronologica alla storia di Multivac nei suoi racconti. E quindi, poco dopo averlo fatto diventare Dio, Multivac è ancora un congegno che regola le vite degli uomini, in modo tanto sofisticato da poter predire i delitti prima che vengano commessi (un’evidente citazione di questo racconto è in Minority report di Philip K. Dick). Un peso ed una responsabilità troppo grandi per Multivac, che trama per essere danneggiato dagli uomini, nel modo più serio possibile.
    Multivac, cosa vuoi per te più di ogni altra cosa?
    Il momento che trascorse tra domanda e risposta pesava in modo insopportabile (…) Poi ci fu un ticchettio e una striscia di carta venne espulsa. Era un semplice biglietto. Sul quale era meticolosamente scritto ‘Voglio morire’
    ” (Tutti i problemi del mondo, 1958)

    E’ questo che succederà, in un prossimo futuro, sulla Terra?

     

    Fonti:
    Wikipedia, Voce “Multivac
    Isaac Asimov, Tutti i racconti, Oscar Mondadori

  • Code4Italy, hackers in Parlamento

    Non possiamo nasconderlo: un filo di emozione ci prende, quando varchiamo il portone di legno massiccio del Parlamento, aperto da commessi in livrea che sono gli stessi che vediamo in tv impegnati a portar via cartelli o sedare risse.

    É Code4Italy: la Camera (e il Senato) hanno aperto per tre giorni le loro porte ad hackers di tutta Italia. Obiettivo: usare gli Open data di Camera e Senato, già pubblicati fra fine 2011 e febbraio 2013, ed aggiornati quotidianamente, per smontarli, guardare come sono fatti dentro, e rimontarli in prodotti che possano servire al cittadino comune – ma non solo – per capire cosa accade nelle (più o meno) segrete stanze. Un progetto proposto al Parlamento dal capo ufficio stampa Anna Masera,  subito accolto dalla Presidente Laura Boldrini, e realizzato in collaborazione con Codemotion. Un hackathon di 36 ore, compresa la notte fra sabato e domenica. Un hackaton diverso da tutti gli altri, non fosse altro che per le (rigide) regole imposte dalla sacralità del luogo: giacca per gli uomini, abbigliamento comunque consono per le donne; non si può fumare, né mangiare o bere in aula, non si potranno usare sacchi a pelo per la notte. Insomma, non si può bivaccare: ma pur di partecipare, hackers da tutta Italia sono più che disposti a qualche strappo alle consuetudini.

    Lo Storify dell’hackathon

    Il venerdí pomeriggio é dedicato alla illustrazione di quali dati dispongano, e di come funzionino, i dataset di Camera e Senato, che si concentrano su:

    • Istituzione e contesto, che comprende anche le anagrafiche dei parlamentari di tutte le legislature
    • Attivitá legislativa, ovvero il complesso iter di un disegno di legge
    • Attivitá di indirizzo e controllo (interrogazioni, interpellanze, mozioni, etc.)
    • Votazioni, dibattiti e atti
    • Bibliografia e documentazione tematica

    Un mondo complesso. Si imparano cose che anche quando studiavo giurisprudenza non mi sarei immaginata, per esempio:

    • che il concetto di “assenza” non prevede scusanti di alcun genere, per cui che tu sia assente perché hai avuto un grave incidente nel quale quasi ci rimettevi la pelle, o che tu sia assente perché sei al sole alle Maldive é esattamente la stessa cosa
    • che il disegno di legge si chiama disegno di legge al Senato, proposta di legge alla Camera (o viceversa?)
    • che l’iter parlamentare delle leggi in Italia é sicuramente il più democratico, ed il più garantista dei diritti delle minoranze d’Europa, però é anche il più complicato del continente, così complicato che anche la raffinata scienze dei linked open data non riesce a cogliere tutte le sfumature della procedura
    • che restano fuori da qualunque ontologia, classificazione ed archiviazione, ad esempio, i lavori delle Commissioni, perché sfuggenti e informali, che sono però il cuore vivo della formazione del dettato normativo, e sono anche il luogo pulsante nel quale si formano e si sciolgono alleanze orizzontali e verticali, link, reti e patti trasversali, che sarebbe molto bello poter codificare.
    • che il codice assegnato ad una proposta di legge alla Camera cambia quando arriva in  Senato, e cambia ancora se la stessa proposta torna alla Camera per una seconda lettura
    • che é possibile fare confronti quantitativi fra documenti di legge per capire se sono stati tolti o aggiunti articoli, o se sono stati tolti o aggiunti commi in un articolo. Non é invece possibile – però sarebbe interessante – perché implicherebbe analisi semantiche complicatissime, capire se un articolo, rimasto identico nella numerazione, sia stato cambiato nel testo.
    • che l’indice di produttività dei parlamentari é basato sulla quantità (numero di presenze, numero di atti e proposte di legge firmate, etc.) e che sarebbe bello invece fare un’analaisi qualitativa e capire – magari con un’app – quale deputato si occupa prevalentemente di quale tema.

    Capiró piú avanti – al momento dei pitch per i progetti da realizzare durante l’hackaton – che il “chi parla di cosa”, “chi si occupa di cosa”, insomma la semantica collegata alla vita parlamentare sembra essere oggetto di ricerca molto sentito, cosí come le proposte finalizzate a cercare un contatto, un avvicinamento del cittadino al parlamentare, per affinitá politiche o solo – appunto – tematiche.

    Vanno in questa direzione alcune delle proposte del venerdì mattina: Scribamus, oppure il visualizzatore per smartphone per condividere le attività del deputato X: le votazioni, la presenza, a quali maggioranze aderisce, quali proposte di legge sostiene. O ancora, un tool volto a mettere in evidenza reti fra parlamentari in relazione alle similarità di voto, e capire cosa é che connette i loro discorsi, anche in relazione anche ad eventi economici o di cronaca.

    Le proposte sono di tutti i tipi, da quelle con un solido substrato scientifico, a quelle interessanti ma forse poco approfondite (gli hackers più giovani – tutti – hanno la voce che gli trema, al microfono dell’Auletta dei Gruppi parlamentari), a quelle più giocose.

    L’elenco delle proposte è reperibile QUI (scrollate fino a “Progetti avviati”): 21 proposte, di cui 18 consegnate, quindi formalmente complete, anche se passibili di affinamento nel corso della prossima settimana.

    Quelle che mi hanno colpito di più:

    Time.Line: la creazione di un asse temporale degli atti parlamentari che sono stati creati/approvati/votati in quel determinato lasso, alla ricerca di densitá, concentrazioni, diluizioni, con la possibilità di verificare se gli eventi della cronaca influenzano la timeline, sia per atti presentati che per atti approvati o votati

    FantaParlamento – gaming con i parlamentari, con le stesse regole del FantaCalcio. Si possono creare squadre di deputati e senatori, del tutto indipendenti dalle appartenenze politiche, cui vengono assegnati punteggi sulla base di come hanno votato, di fatti di cronaca, di articoli sui principali quotidiani. Si gioca, ma si è costretti ad approfondire la vita politica e l’operato dei giocatori della propria squadra, con indubbio effetto pedagogico.

    PalMas – la mia preferita: la proposta di Monica Palmirani di UniBo, che ha lavorato con il suo gruppo ad un sito che consenta ai cittadini di visualizzare con una grafica friendly il complesso sistema dell’iter legislativo. Perché? Per capire, innanzitutto, e poi per poter intervenire, capendo dove e soprattutto quando non é ancora troppo tardi (e questo vuol dire affrontare il  problema di cosa accade nelle Commissioni). Vuol dire capire perché un atto si ferma, dove, quando e perché, se in Commissione o altrove. Vuol dire poter visualizzare le proposte di legge e capire quando sono state stralciate o accorpate o ritirate. Vuol dire insomma seguire il “volo” di una proposta da quando nasce a quando atterra su un albero, o se magari precipita prima. Infine, vuol dire poter ricavare statistiche e infografiche, sempre utili a giornalisti e studiosi vari.

    (sará anche grazie a Monica – e ad Anna Masera e al suo staff, bravissime e pazientissime – che ho l’impressione che le piú concrete e fattive siano le donne, nonostante siano in decisa minoranza nell’aula)

    Quando siamo entrati in quell’aula, c’era un’alea scura su di noi: che l’operazione venisse in qualche modo strumentalizzata, o, nella migliore delle ipotesi, non compresa. La stessa figura dell’hacker ha ancora difficoltà ad essere separata da quella del pericoloso ladro di informazioni, da una parte, o da quella del nerd sfigato chiuso in una camera davanti ad una tastiera e ad uno schermo. Un rischio che con serenità possiamo dire di ritenere del tutto sventato. Non c’è stato alcun tipo di incidente, e i prodotti ci sono eccome, sono validi e approfonditi tecnicamente e scientificamente. Fra una settimana verranno presentati ufficialmente, e ad alcuni di essi verrà assegnato un premio.

    Code4Italy compie insomma un passo molto importante nella progettazione di un Paese nuovo, aperto senza timore alla innovazione civica. E ci sembra un passo molto importante anche verso il “secondo step” degli open data: dopo l’oscura tecnica fase di apertura dei dati, può partire – a cominciare dalla più importante delle istituzioni del Paese –  la fase che consente di mettere quei dati a disposizione di tutti, con mezzi intuitivi, friendly, utili ad una approfondita comprensione del mondo che ci circonda.

  • Gli hackers contro le mafie: Confiscati Bene

    Questa è una storia che, anche se non è ancora finita, potrebbe essere utile raccontare nelle scuole, o in tutti i luoghi nei quali qualcuno chiede: ma in fondo, ‘sti open data, a che servono? E che fanno gli hackers, oltre ad essere “bravi ad entrare nei sistemi”, come molti giornalisti ritengono?
    Lo schema è molto semplice: esiste un problema.
    In forza della Legge 31 marzo 2010, n. 50, oggi recepita dal cd. Codice Antimafia, è stata istituita una Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC), il cui “scopo principale è quello di provvedere all’amministrazione e alla destinazione dei beni sequestrati e confiscati alle mafie, a seguito di confisca definitiva”.
    Una associazione di volontariato, un centro di assistenza ai bambini, agli anziani, ai disabili, ma anche un ragazzo che vuol aprire un bar o una pizzeria, potrebbero essere interessati ad accedere alle informazioni sui beni confiscati, perché vengono assegnati con procedure semplificate e soprattutto perché mettere una attività sociale o una attività economica “pulita” dentro la ex casa di un boss testimonia più di mille convegni e parole il valore del riappropriarsi dei cittadini del posto nel quale vivono, prima occupato da mafie di ogni latitudine.
    Qual è il problema? Il problema è che l’elenco dei beni è sì pubblicato sul sito ANBSC, ma non in formato aperto, ed è piuttosto povero di informazioni. I beni ad esempio sono classificati secondo codifiche statistiche, che – in assenza di informazioni ulteriori (metratura, ubicazione, servizi collegati, stato dell’immobile, eventuali carichi pendenti) – non consente di capire qual è il valore potenziale che quel bene potrebbe avere se assegnato e riutilizzato, rendendone poco appetibile la richiesta da parte della società civile. E ciascun bene confiscato ma non riassegnato imprigiona in sé energia potenziale, che dovrebbe invece essere liberata sul territorio.
    E così, il 29 Marzo 2014, durante il raduno nazionale di Spaghetti Open Data, il gruppo autocostituito di cittadini italiani interessati al rilascio di dati pubblici in formato aperto, si decide di dare vita all’hackaton “Gli OpenData per liberare l’Energia Potenziale dei beni confiscati alle mafie”.
    E’ un lavoro lungo e complesso, che non si esaurisce in quel solo giorno, e che vede la partecipazione di oltre 15 persone con le competenze più varie. Si ricavano, con un lungo lavoro di scraping, i dati dal sito ANBSC, annidati in centinaia di pagine web, e le si rendono leggibili e sopratutto analizzabili, interrogabili e visualizzabili nell’insieme; si lavora sulla loro resa grafica, che li renda utilizzabili in modo intuitivo; si lavora su complicate formule che consentano di pesare il singolo bene assegnandogli un punteggio. La sua energia potenziale, appunto.
    I lavori sono ancora in corso. E’ ancora in costruzione, ad esempio, un datamodel per un sito che contenga molti più dettagli sul singolo bene confiscato. Si sta ancora lavorando per affinare il calcolo dell’energia potenziale: sono stati utilizzati i dati censimento ISTAT 2011 per il settore non-profit, e per metterci dentro anche il valore economico dei beni si stanno utilizzando dati sulla territorialità del livello delle quotazioni immobiliari.
    Il risultato però è un esempio di come potrebbe essere un sito open data dell’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati e Sequestrati alle Mafie. Il nome geniale assegnato al prodotto (quasi) finito è “Confiscati Bene”, e ci trovate anche le belle facce di chi ci ha lavorato, a costo zero, spendendoci solo del tempo e molta energia mentale.
    Un prodotto che 40 giorni fa non c’era e ora c’è, solo perché un gruppo di cittadini ha sentito la necessità di affrontare un problema, che l’amministrazione pubblica avrebbe probabilmente fatto fatica a risolvere – e chissà in che tempi – e si è adoperata per farlo senza chiedere il permesso. Un prodotto che ora viene offerto come un dono da quel gruppo di cittadini alla ANBSC, perché venga adottato e migliorato. Un segno di apprezzamento di Spaghetti Open Data per il compito prezioso svolto dall’ANBSC, e dalle tante imprese e associazioni che lavorano sui beni confiscati in tutta Italia.

  • Go On FVG, un miracolo da replicare

    Uno sguardo ad una delle oltre 100 iniziative fatte il 5 maggio 2014

    GoOn Italia é la manifestazione ideata da Wikitalia che mira a diffondere la cultura digitale in tutti i luoghi in cui puó essere interessante farlo (quindi, ovunque: ma con focus particolari su scuole, imprese, pubblica amministrazione). La prima regione ad aver aderito é stato il Friuli Venezia Giulia di Debora Serracchiani. Il D-Day é stato fissato per il 5 Maggio. Un calendario impressionante di iniziative organizzate in autonomia, nelle forme e con le metodologie piú varie, focalizzate su tre temi:

    * Avvicinare gli studenti al digitale, al coding e alla cultura dei FabLab
    * Aiutare i più anziani a familiarizzare con la rete e con gli strumenti digitali
    * Aiutare le imprese del territorio a digitalizzarsi, per acquisire una dimensione più internazionale e conquistare nuovi mercati

    Un bel resoconto dell’aria che si respirava lo ha fatto Riccardo Luna, motore della iniziativa, che é riuscito a catalizzare sul Friuli Venezia Giulia l’attenzione di quanti in Italia si occupano, in tutte le possibili forme del concetto, di “cultura digitale”.

    Non mi é stato possibile seguire tutti gli eventi organizzati (chi avrebbe potuto? Erano 100, ovunque sul territorio), peró ho seguito la diretta streaming dell’incontro organizzato dal Comune di Pordenone.

    L’ho seguito perché volevo avere la sensazione di partecipare, perchè accadeva una cosa importante (lancio del portale open data del Friuli Venezia Giulia) e perché c’erano un po’ di amici, persone con le quali condivido questa strana passione per la cultura digitale e del dato aperto: Alberto Cottica, Maurizio Napolitano, Ernesto Belisario, Giovanni Menduni, Matteo Brunati, che hanno poi guidato una simulazione dal vivo con i dati dei dataset appena rilasciati sul portale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

    Cosa riporto a casa, anzi, cosa mi é rimasto in testa, visto che a casa c’ero giá:

    • Mi hanno colpito le domande che sono state fatte da alcuni presenti, credo funzionari della amministrazione ospitante, che denotavano lo sforzo di navigare nella nebbia, di comprendere l’utilitá di pratiche e sistemi illustrati poco prima. E quindi il tema venuto fuori a SOD14 si ripropone in cristallina evidenza: é necessario investire in chiarezza, in comunicazione, in didattica, in tutorial, in how-to, in infografiche. Se i potenziali beneficiari non capiscono, non utilizzano. Se non utilizzano, non ne chiedono altri. Se non chiedono, chi deve rilasciare dati – pubbliche aministrazioni, soprattutto, ma non solo – non sarà spinto / motivato / obbligato a farlo, nella forma in cui viene richiesto. La domanda “ma a che serve, in fondo, ‘sta roba?” non deve esere irrisa, né la risposta data per scontata. É su questo, probabilmente, che si gioca il futuro dello sviluppo della cultura digitale in Italia
    • Partivo dalla convinzione che le aree del nord del nostro paese fossero molto avanti, quanto a comprensione a diffusione della cultura digitale e dei dati aperti. Convinzione in parte smontata, da quanto ho ascoltato. Penso quindi a maggior ragione che questi temi vadano perseguiti non solo con decisione, ma addirittura con accanimento, nelle aree meridionali. Abbiamo, al sud, una cosa in piú da spiegare, e cioé che apertura, trasparenza, rete, sviluppo della creativitá digitale sono un mezzo, forse l’unico, che abbiamo in mano per rifondare una nuova civiltá. Sogno un rinascimento meridionale, che passi per la cultura digitale, e sconfigga per sempre clientele, inefficienze artatamente perseguite, pantani culturali ostinatamente creati e mantenuti, ed in ultimo perfino mafie e camorre. Le nuove tecnologie sono abilitanti, cioé danno in mano ai cittadini la canna per pescare, invece di dargli direttamente il pesce. E, come dice Alberto Cottica, i risultati possono essere perseguiti ed ottenuti semza chiedere permesso a nessuno, ed in poche persone, e a costi molto bassi. Bastano tre amici, per mappare in formato aperto il proprio comune, e quella mappa puó essere utilizzata da chiunque, per qualunque scopo.

    Chiosa finale.
    Tutto Il mondo (digitale) é paese: anche a Pordenone, come é accaduto SEMPRE a me, al momento cruciale il wifi non funziona, il microfono ha le pile scariche, il laptop dell’ospite non vede la rete. E’ confortante: le tecnologie abilitanti sono cose su cui occorre sporcarsi le mani, lavorare, smanettare fino a che non funzionano. Non é un mondo per pochi eletti, é un mondo per chiunque voglia metterci testa e mani. Per cambiare il mondo, o almeno il pezzetto di mondo intorno a sé.

    E quindi, quando lo facciamo un GoOn Calabria, o Basilicata?