9 Posts By Matteo Brunati

  • Nasce Go On Italia!

    Oggi nasce Go On Italia, per portare tutti gli italiani e le italiane in rete.

    Se vuoi aiutarci, scrivi a sostieni@go-on-italia.it, e visita il sito go-on-italia.it!

  • Wikitalia e Matera: si parte dalla formazione e dagli Open Data

    Wikitalia sta lavorando a pieno regime: in questi giorni stiamo aggiornando il sito ed i lavori sono in corso d’opera. Siamo davvero un cantiere aperto, oggi come non mai.

    Abbiamo inserito un piccolo wiki, semplice e minimale, proprio per enfatizzare quel lavoro costante che stiamo facendo sui singoli progetti.
    La pagina relativa ai progetti in corso parla da sola:
    -> Progetti in corso – Wikitalia 2013

    Ripartiamo a ragionare sulle wiki-città: dopo l’esperienza fiorentina, si scende nel profondo Sud, a Matera.

    Uno sguardo a Matera

    I lavori sono in corso su Matera: ne stiamo raccogliendo i passaggi nella pagina del wiki dedicata al progetto.

    Vorrei far notare la particolarità inclusiva di questo nuovo progetto: non è nato in seno a Wikitalia, o almeno non ufficialmente. Sta evolvendo e crescendo in seno ad un luogo diverso, quello della mailing-list di Spaghetti Open Data, a partire da questo post di Alberto Cottica.
    Coinvolge in maniera più estesa una fetta di società civile più ampia, specie dal punto di vista metodologico. Perchè lavorare con e per le comunità è la chiave di lettura premiante alla base di tutti i successi sul tema Open Gov.

    Dopo aver visitato Matera a febbraio, aver fatto un incontro pubblico per presentare il tema dei dati aperti ed aver parlato alla giunta comunale, è stato condiviso un protocollo di intesa, proprio come era stato fatto per Firenze.

    A partire da questo protocollo, nasce la due giorni di formazione che Wikitalia offre al comune, e che verrà fatta nelle giornate dell’11 e 12 ottobre, con due finalità:

    • aumentare la consapevolezza interna sul contesto dell’Open Gov e del ruolo dell’Open Data, sia a livello internazionale, che a livello nazionale
    • supportare la creazione ed il mantenimento sostenibile di un portale Open Data, su base CKAN, per creare un reale ingaggio con la comunità locale, ed aumentare la partecipazione alla vita pubblica dei cittadini materani. Specialmente nell’ottica di una comunicazione tra pari multicanale e permanente, grazie alla Rete. Uno strumento, quello del portale Open Data, che diventi fulcro di un ripensamento ben più ampio del proprio ruolo istituzionale, e della governance dell’ecosistema locale.

    A fine agosto è stato lanciato quindi questo portale Open Data, in maniera totalmente bottom-up e condivisa pubblicamente, anche nella realizzazione tecnica ancora incompleta, con un comunicato ufficiale nella lista di Spaghetti Open Data.

    Abbiamo premiato il lavoro di alcune persone che ci stanno aiutando e che vivono proprio a Matera, un lavoro fatto in maniera simile al modo in cui opera Code for America, per certi versi. Infatti tra i nuovi soci recentemente approvati dal direttivo, ci sono anche Francesco Piero Paolicelli e Vincenzo Patruno, la nostra avanguardia in quel di Matera.

  • Protezione civica parte terza

    Ci sono delle ore che valgono tutta la fatica di un progetto. E ci sono dei progetti che all’improvviso scopri che valgono una vita, nel senso che danno un senso più profondo alle altre cose che fai. Sto tornando da Ferrara, dove sono ancora in corso i barcamp e dove stamattina c’è stato il debutto pubblico di Protezione Civica, la rete di strumenti e di persone per una ricostruzione trasparente, partecipata e intelligente dell’Emilia (ma anche di quei comuni della Lombardia e del Veneto colpiti dal terremoto che nessuno considera mai).
    L’evento è stato organizzato da due donne abbastanza eccezionali, due donne che vivono per cambiare il mondo e renderlo un posto migliore e ci provano in ogni istante della loro giornata. E te lo dicono, anche, e tu all’inizio pensi: queste esagerano. Ma poi le vedi in azione e capisci che hai sbagliato tu. Ci provano davvero. Una si chiama Alessandra Vaccari, e lavora ad Agenda 21, un coordinamento di circa 500 comuni che si occupa di sostenibilità; l’altra si chiama Rossella Zadro, è assessore all’ambiente del comune di Ferrara, eletta in quota Di Pietro ma molto, molto indipendente.
    Ci siamo conosciuti poco prima dei giorni bolognesi della Repubblica delle idee. Un giorno Alessandra, afferrandomi al volo in stazione, mi aveva passato al telefono l’assessore che mi aveva chiesto un consiglio su cosa fare per la ricostruzione. Io le avevo detto: “Metta tutto in rete: storie, dati, progetti. Solo così avrà una Emilia migliore”. Mi sembrò subito entusiasta. Il giorno dopo però ci fu la seconda scossa sismica, ed è allora che ho lanciato il progetto Protezione Civica: l’ho fatto in quanto presidente di wikitalia, assieme ad Action Aid e ai volontari di Anpas (poi sono arrivati Informatici Senza Frontiere, Indigeni Digitali, i fotografi di Shoot4Change e da ieri anche i giornalisti di Vita, il magazine del noprofit). Da allora sono accadute molte cose, la rete cresce ogni giorno, arricchendosi di persone e ormai anche di app e siti web, e oggi Ferrara ci ha ospitato per farci raccontare il progetto, ma soprattutto per farci capire, per farci ascoltare. Emiliani brava gente, era il titolo. Con un obiettivo chiaro, preso pari pari dallo slogan di Protezione Civica: ripensare ricostruire ripartire (l’autore di questo “claim” è Fabrizio Verrocchi, della startup romana Maiora Labs che come vedrete è molto coinvolta nel progetto).
    Appuntamento nel cortile della biblioteca comunale. Un posto suggestivo, con un tasso di umidità insopportabile: se noi stiamo così, come si vive nelle tende? Abbiamo iniziato con la lettura di una lettera di Carlo Lucarelli al Terremoto: è un testo che racconta, come forse nessuno ha fatto ancora, il senso vero di questa terra e della sua gente. “Gentile signor Terremoto, c’è una cosa che non hai capito della mia terra. Ora te la racconto…”. E finisce così: “Ora ti ho raccontato quello che siamo. Non credere di farmi o farci paura con due giri di mazurka facendo ballare la nostra terra. Io questa terra l’amo, questa è la mia casa e non la abbandonerò mai”. Qualcuno mi è parso davvero emozionato.
    Poi c’erano i saluti istituzionali, sapete come sono i convegni. Eppure questa volta di istituzionale c’era davvero poco. Non farò la cronaca, vi dirò solo che le persone che hanno parlato mi hanno dato la netta sensazione di aver preso il terremoto per il verso giusto. Emanuele Burgin, che oltre a guidare Agenda 21 è assessore alla protezione civile di Bologna e lunedì presenterà un progetto web per adottare i beni culturali danneggiati; Simona Arletti, assessore alla protezione civile di Modena che era lì anche per conto di Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e presidente dell’Associazione nazionale dei comuni; Tiziano Tagliani, sindaco di Ferrara; e Alfredo Peri, assessore regionale ai Trasporti, la persona più vicina al presidente della regione e commissario della ricostruzione Vasco Errani. Hanno parlato tutti di trasparenza necessaria, di partecipazione dei cittadini e dei sindaci, di coinvolgimento delle intelligenze del territorio per ricostruire presto e bene. E non si sono nascosti dietro le difficoltà, anzi. Ma lo hanno fatto come sono le persone qui, evidentemente: senza lamentarsi, operosamente, con ironia anche quando è possibile usarla.
    Poi il programma prevedeva un confronto con i protagonisti dei precedenti terremoti. Perché il nostro è un paese che ha una lunga storia al riguardo, eppure ogni volta è diverso. Il Friuli, per esempio. Era il 1976. Per tutti quella è stata una ricostruzione modello. Allora nacque la Protezione Civile, con Giuseppe Zamberletti. A ricordare quell’esperienza è stato Diego Carpanedo, un anziano ma atleticissimo ingegnere che è stato anche senatore e in questa veste ha seguito molte altre ricostruzioni. Ci ha detto che l’idea dominante degli architetti all’epoca era lasciare i centri storici, abbatterli al limite e ricostruire nei paraggi. Il Friuli invece scelse la strada opposta, sintetizzata nell’espressione: “dov’era, com’era”. Ed è andata bene, sì bene. Gli ho chiesto: quattro anni dopo un sisma ancora più grande colpì l’Irpinia, perchè lì andò tutto storto? “Perché l’Irpinia si è trovata addosso tutti i problemi di Napoli”, ha detto. E parlava di politica, credo, di cattiva politica.
    Dopo l’Irpinia è toccato a Marche ed Umbria, il terremoto che molti ricordano per il crollo della chiesa di Assisi filmato in diretta. Il sindaco di Assisi si chiama Claudio Ricci, è anch’egli un ingegnere e allora era assessore all’Urbanistica. Quindi sa molto di ricostruzione. Infatti è stato molto pratico. Agli amministratori emiliani ha detto:
    1) verticalizzate le competenza, responsabilizzando i sindaci (come avvenne in Friuli);
    2) privilegiate una ricostruzione leggera ai grandi progetti, a volte basta alleggerire un carico o sostituire un materiale;
    3) meglio tanti piccoli progetti che pochi e complessi, perché si va più spediti.
    4) attenti alla comunicazione, che non è un dettaglio, è fondamentale far sapere cosa accade e anche far sapere che il territorio non è morto anzi è possibile fare affari e turismo, sennò si ferma tutto davvero.
    Poi ha ricordato un dettaglio non da poco: per quel terremoto non ci furono problemi di soldi. Anzi, di soldi ce n’erano tanti. “Stavamo facendo il deficit di oggi”, gli ho detto.
    Mentre il sindaco di Assisi parlava di soldi, sul palco Stefania Pezzopane soffriva. Oggi è assessore comunale della nuova giunta dell’Aquila e quando c’è stato il terremoto era presidente della Provincia. “Beati voi che non passerete quello che abbiamo passato noi” ha detto al pubblico ricordando che quando il sisma colpì l’Abruzzo, nell’aprile 2009, i giornali erano pieni della storia di una certa Noemi, che che il governo fece un’azione di forza incredibile per imporre in due giorni la costruzione di una fantomatica new town dalla quale oggi tutti prendono le distanze e che i risultati di una politica spettacolo sono oggi evidenti a tutti. Allora lei fu l’unica a votare contro la new town. Qual è la situazione oggi?, ho chiesto. “Oggi il ministro Barca ci ha detto che mancano 8 miliardi di euro per finire di ricostruire”. Praticamente bisogna raddoppiare i fondi pubblici. “Praticamente”. Come farete? Non ha risposto, ma ha detto che forse la ricostruzione in Emilia, se riuscirà ad imporre un nuovo modello, aiuterà anche gli aquilani.
    Questa solidarietà fra terremotati di epoche diverse è una cosa che colpisce chi la osserva: è come quando si incotrano due persone hanno subito lo stesso trauma, e vedi subito che si sentono più vicine perché ciascuno di loro sa che l’altro può capire di cosa stiamo parlando.
    Un ruolo importante lo avranno le banche. Per questo gli organizzatori avevano invitato il responsabile innovazione di Banca Etica, Nazareno Gabrielli. “Le banche non sono tutte uguali”, ha esordito, “noi con i soldi dei vostri depositi finanziamo solo progetti ad impatto sociale, come la ricostruzione sostenibile. Altri investono in operazioni che favoriscono il riciclaggio di capitali criminali”. Molto diretto. Mi ha ricordato l’analisi che ha fatto Roberto Saviano alla Repubblica delle Idee.
    Allora è iniziata la discussione, abbiamo presentato le apps di Protezione Civica, ci siamo dati appuntamento con la regione per ragionare assieme su un sito che dia conto dei finanziamenti e tracci dove finiscono i soldi. Ma ne riparleremo. Mi interessa piuttosto ricordare che verso la fine mi ha chiesto la parola un assessore di Mantova. “Noi siamo figli di un terremoto minore” ha detto presentandosi. Nella ripartizione dei fondi infatti la Lombardia vale il 4 per cento ha stabilito il governo. Eppure il quadro è molto serio “e nessuno parla di noi e mentre voi siete uniti, il nostro presidente regionale è impegnato a fare altro”.
    Ecco, oltre ai soldi mancano le parole, le storie, le storie delle persone. Anche su questo Protezione Civica può dare un contributo. Quello che accade in questi giorni nei comuni colpiti è di una durezza che leva il fiato a volte ma anche di una bellezza commovente: se andate a cercare su Facebook, o su Twitter o sui siti dedicati, ogni giorno trovate una microstoria da raccontare. Una storia che non deve essere perduta. E la memoria di una gigantesca impresa collettiva che si chiama ricostruzione. Per questo da lunedì inizieremo a raccontarle le storie dai campi dove stanno i volontari, dalle fabbriche e dalle scuole che devono riaprire, dai campanili e dalle chiese che non possono restare chiusi. Ogni giorno, dieci righe. Solo dieci righe dedicate a una cosa bella che sta accadendo lì. Saranno come dei corti cinematografici, ho detto a coloro che ho coinvolto. Belli e brevi come il bacio che diamo a un figlio. O come una favola della buonanotte. La favola del terremoto e della brava gente.


  • Gli incontri da non perdere a ForumPA

    Il tema portante della prossima edizione di ForumPA, 16-19 maggio prossimi, è l’open government. È quindi scontato che siano davvero numerosi gli incontri, i keynote, i convegni che hanno a che fare con i temi e gli obiettivi di wikitalia. Vi segnaliamo alcuni degli appuntamenti che ci sembrano più attinenti e che coinvolgono, in vario modo, i nostri fondatori e soci. Si inizia il 16 maggio al mattino con un dibattito sui temi dell’Agenda Digitale e di territori e città smart, moderato da Lorenzo Benussi, membro del nostro direttivo e consigliere del Ministro Profumo. Sempre in mattinata, Carlo Brunelleschi, di Maiora Labs, parlerà della nostra applicazione “Decoro Urbano”  durante una tavola rotonda dedicata alla “Governance dei beni comuni”. Ancora le città, in particolare il loro sviluppo eco-sostenibile, saranno il tema di un incontro previsto per il pomeriggio del 17 maggio, al quale partecipa il nostro componente del direttivo, nonché presidente degli Stati Generali dell’Innovazione, Flavia Marzano. Nella stessa fascia oraria, si parlerà di cloud e crowd in relazione ai temi dell’Agenda Digitale, in un convegno moderato da Carlo Medaglia, nostro membro fondatore  e coordinatore del Cattid-Sapienza. L’iniziativa Open Municipio, relativa al rapporto tra open data e controllo civico e che presto entrerà a far parte dell’offerta di wikitalia, sarà il tema del keynote del nostro membro del direttivo Vittorio Alvino, già autore del progetto Openpolis. La mattinata del 18 sarà invece dedicata ai temi dell’open data e dell’e-government nell’ambito dell’Agenda Digitale italiana; tra gli altri ne discuteranno Lorenzo Benussi e il wikitaliano ed esperto di open government, Ernesto Belisario. Di open data e open government si parlerà anche nel pomeriggio nel keynote di Juan Carlos de Martin, nostro membro fondatore e co-direttore del centro Nexa del Politecnico di Torino, e nel dibattito moderato dalla nostra vice presidente e giurista Morena Ragone. Alle 13.00 invece parleremo di noi nel keynote di Alberto Cottica, tra i nostri fondatori e autore di “Wikicrazia”. Il 19 mattina infine, a conclusione del ForumPA, saranno premiati i vincitori del concorso Apps4Italy, scelti tra i 35 finalisti a loro volta selezionati tra le oltre 200 proposte presentate che Lorenzo Benussi ha raccontato e commentato per  “Che Futuro”.  Vi aspettiamo a ForumPA!

  • Firenze prima wiki-città – Open Data come approccio multicanale

    Il 29 febbraio 2012 sarà una data da ricordare: Riccardo ha già raccontato in breve cosa sia successo. il lancio dell’associazione Wikitalia ed il lancio della fase matura della prima wiki-città da noi sostenuta, quella di Firenze.
    Descrivere quello che sta accadendo con il comune fiorentino è difficile in poche righe: ne avevo già scritto qualche mese fa. Quello che prima era solo un incipit ora è diventato esplicito: il processo in atto va molto al di là del mero fare Open Data.
    Perchè è il rapporto vero e multicanale con la propria cittadinanza la reale finalità.
    Qualcuno descriveva questo processo con le parole “Democrazia aumentata“, alla fine di un post.
    Niente di più adatto, direi.
    Ad esempio, la volontà di pubblicare un dataset nuovo al giorno ed il supporto alla conversazione continua tramite l’hashtag #opendatafirenze per ascoltare il feedback della Rete sui dati, sono fatti che dicono molto della reale consapevolezza dei funzionari comunali.
    In quel di Firenze stanno facendo quel salto culturale che è così difficile da abilitare: stanno rendendo il dato oggetto di conversazione con il cittadino comune, qualunque esso sia. Il tecnico sviluppatore informatico, o lo studente di materie scientifiche, o quello che desidera un grafico per capire i dati davvero a cosa possano servire. Oppure il giornalista che inizia a rendersi conto che deve mettere in dubbio le cose in base ai dati, e non solo alle dichiarazioni del politico di turno.
    Una cosa che comunque oggi è solo potenziata, è sempre stato possibile farla, ma con maggior fatica.

    Qualche giorno prima del 29 febbraio ho posto alcune domande al Comune di Firenze: alcune risposte le condivido in questo post, giusto per iniziare a farvi conoscere i retroscena.

    Domanda: Quali sono state le reazioni dei cittadini nei confronti
    dell’apertura dei dati?

    Sebbene le prime pubblicazioni di dataset fossero destinate a tecnici di settore, le prime osservazioni sono arrivate da persone più attente alle novità, per cui sono state date ai richiedenti tutte le informazioni del caso cercando di chiarire che “open data” nativamente non significa “servizi direttamente fruibili da parte dei cittadini” ma rappresenta un passaggio propedeutico alla realizzazione di tali servizi. Comunque abbiamo già cominciato ad esporre, sia per i dati geo-spaziali che per quelli alfanumerici, servizi elementari di geolocalizzazione di tematismi su cartografia Google Earth e reportistica grafica.
    Una parte consistente delle segnalazioni ricevute dai cittadini (vicina al 50%), comunque, non riguardava domande tecniche o di merito sui formati esposti, bensì segnalazioni sull’oggetto del dataset (es. su piste ciclabili non fruibili o interrotte, etc).

    Domanda: Quali sono i maggiori ostacoli incontrati in questi primi mesi di
    open data comunali?

    Il Comune di Firenze, con il proprio sistema di aggregazione e bonifica di banche dati denominato Risorsa Dati Federata, stava già lavorando alla esposizione di cataloghi di dati e servizi sia alfanumerici che GIS secondo gli standard previsti. Si è trattato di adattare gli output di metadatazione a quelli previsti per il mondo degli Open Data. In un secondo momento, la difficoltà che stiamo avendo adesso riguarda la parte semantica dei dati esposti, la creazione di dizionari, etc. Questo lavoro richiede sia skills tecnologici specialistici e innovativi rispetto alle competenze istituzionali dei Sistemi Informativi (es. esperti di ontologie, RDF, etc), sia una conoscenza specifica del dominio del dataset.

    Domanda: Quali dati sono stati scaricati maggiormente?
    In ordine di download da quando abbiamo aperto il sito: percorsi ciclabili, sinistri rilevati per via, dipendenti divisi per direzioni, dataset vari di cultura e turismo (musei, informazioni turistiche, box office, etc), biblioteche, colonie feline, iscritti scuole per ciclo, percorsi di jogging, opere pubbliche.

    Domanda: Quali sono stati i dati richiesti ma non ancora pubblicati?
    Ci sono state richieste profondità temporali o spaziali più estese per alcuni dataset, ci sono stati richiesti formati di esposizione soprattutto JSON per dataset utili al turismo.

    Domanda: Siete stati contattati da persone che hanno utilizzato questi dati
    per creare qualcosa? Se sì, cosa è stato realizzato?

    Ci sono stati contatti da parte da cittadini (poi rivelatisi essere studenti di ingegneria) che stavano usando i nostri dataset per sviluppare una app per il turismo. Inoltre altri studenti stanno utilizzando i nostri dati per sviluppare una app per il biking a Firenze.

    Domanda: Il pubblico ha compreso quello che state facendo?
    La sensazione è che anche le persone meno provviste di competenze sull’IT abbiano capito le intenzioni, le abbiano apprezzate e compreso i complessi processi che hanno portato al risultato. Più apprezzamento pensiamo di ottenere pubblicando formati immediatamente comprensibili dalla maggioranza degli interessati. Stiamo già iniziando a pubblicare sempre più formati “grafici” comprensibili a tutti sui singoli datasets.

    Domanda: La cittadinanza vi potrebbe aiutare nel processo di apertura che
    state facendo?

    L’apporto della cittadinanza è indispensabile per la verifica e l’aggiornamento dei dati pubblicati tramite il sistema di segnalazioni, eventualmente migliorabile, predisposto. Appunto per facilitare questo processo usciremo nei prossimi giorni con una sezione del sito molto più spinta sulla parte visuale dei dati esposti.

    Domanda: I dati pubblici sono una risorsa che sta diventando un bene comune
    digitale, un common: pensate che la cittadinanza abbia bisogno di
    formazione sul tema? Avete proposte in merito?

    Innanzitutto non possiamo assumere che un cittadino con skill non tecnici comprenda dati esposti in formato CSV o RDF. E’ opportuno separare visivamente, e comunicarlo di conseguenza, la componente degli open data che è destinata agli sviluppatori di apps, quella destinata ad esperti di dati geografici, ed infine quella comprensibile ai cittadini. E fornire strumenti semplici di socializzazione con i comuni social networks. E’ proprio ciò che stiamo perseguendo con la seconda rivisitazione del sito sugli open data che sarà pubblicato in questi giorni.

    Domanda: I dati stanno diventando un tema caldo anche per il giornalismo, con
    il settore in crescita definito data journalism: i giornalisti hanno
    usato gli open data? Vi aspettavate un loro ruolo in questo contesto?

    Siamo stati contattati in occasione di uscite su stampa di articoli legati ai nostri open data. L’obiezione principale che ci è stata mossa è legata al fatto che i giornalisti non avevano (a ragione) la sensibilità tecnica per distinguere le possibili diverse finalità degli open data, per cui si aspettavano di vedere interamente una parte comprensibile a tutti i cittadini. Vedendo invece files in formato shape o CSV si sono sentiti delusi, e sulla scorta di questo utile riscontro abbiamo pensato di evidenziare la componente visuale degli open data nel nuovo sito in uscita a fine Febbraio (anche seguendo la scorta del sito dei datastore della città di New York, che ha una sezione ad-hoc intitolata “Visualize NYC”). Si potrebbero pensare anche a iniziative di giornalismo orientate agli studenti di scuole medie inferiori o superiori, che potrebbero usare gli open data del Comune per svilupparci ad esempio articoli su vari tematismi. Alcuni genitori ci hanno segnalato attività simili che potrebbero essere sviluppate nei prossimi mesi.

    Domanda: Cosa significa per una PA essere pronti per aprire i dati? Cosa sta
    implicando questo nel vostro lavoro quotidiano?

    Significa aprirsi anche alle critiche, alle obiezioni costruttive, ma soprattutto organizzarsi per gestire un nuovo canale di comunicazione e un nuovo fronte di attività ad alto contenuto tecnologico e specialistico. E’ curioso come stia cambiando il lavoro degli addetti all’IT nella Pubblica Amministrazione. Se i primi “clienti” diretti erano storicamente le Direzioni dell’Ente, si è passati poi con la prima fase dell’e-government ad avere come ulteriori clienti anche i cittadini, che facevano le pratiche online, ed infine si hanno oggi degli sviluppatori di apps, che operano sui dati esposti, e anche degli analisti di dataset, che elaborano e studiano ciò che pubblichiamo.

    Il lavoro che ne deriva è anche quello della gestione quasi quotidiana dei dataset: migliorare ed aggiornare quelli già pubblicati, cercarne altri di possibile interesse, elaborarli per produrre i diversi formati nei quali esporli ed infine pubblicarli. Mentre prima la bonifica dei dati era un compito sentito spesso come un onere, da parte di alcuni uffici tematici, o comunque un’attività senza risvolti concreti immediati, con la pubblicazione dei dati in formati aperti si potenzia quell’effetto benefico che già l’e-government di prima fase – con i servizi transazionali – aveva avviato, per cui si stimolano gli uffici a dedicare sempre più attenzione alla bontà e correttezza dei dati che producono.