Se ne discute ormai da anni: l’utilizzo del software open source da parte delle amministrazioni pubbliche consentirebbe, rispetto all’acquisto di software proprietari, forti risparmi di spesa, una gestione più trasparente degli applicativi e rappresenterebbe un fattore incentivante per lo sviluppo di PMI che operano nel settore informatico. Nonostante queste considerazioni nel nostro Paese, si è ancora fatto molto poco e, tranne alcuni casi di eccellenza locali, le pubbliche amministrazioni, soprattutto centrali, continuano ad avere poche alternative all’acquisto dei software proprietari. Flavia Marzano, Presidente degli Stati Generali dell’Innovazione, ci spiega qual è lo stato dell’arte e quali le spese delle PA in software proprietari, in un’intervista che Thomas Mackinson, de “Il fatto quotidiano” rivolge a lei e a Luca Nicotra, presidente di Agorà Digitale.